Item List

110 Richter

Il 110 Richter è un portainnesto ottenuto da un incrocio "Vitis Berlandieri cv. Rasséguier n°2" x "Vitis Rupestris cv. Martin".

110 Richter clone Ampelos 2 è è una selezione che, per lungo tempo, è stata conservata presso il DiSTA dal dr. Rino Credi.

110 Richter clone Ampelos 2 è esente da GFLV, ArMV, dai più importanti ampelovirus e closterovirus associati all’accartocciamento fogliare (GLRaV-1, GLRaV-2, GLRaV-3, GLRaV-6 e GLRaV-7), dai vitivirus A (GVA) e B (GVB), dal foveavirus associato associato al Rupestris stem pitting (GRSPaV), dal virus associato al GPGV, dalla maculatura infettiva (GFkV).

1103 Paulsen

Descrizione Ampelografica

Germoglio alla fioritura

Figura 1: Apice di 1103 Paulsen .
Apice: espanso, sublanugginoso, verde-bronzato con orli violacei.

Foglioline 1a-3a (apicali): a doccia, con leggero velluto lungo le nervature della pagina inferiore, verdi rossastre.

Foglioline 4a-6a: spiegate, intere, orbicolari, seno peziolare a U con la base che segue le nervature principali, setolose sulle nervature della pagina inferiore, verdi con riflessi bronzato chiaro; nervature rossastre; picciolo con corto velluto.

Stelo: ricurvo, costoluto, aracnoideo, rosso-violaceo da un lato.

Tralcio erbaceo: poligonale, con corto velluto sui nodi, internodi di colore rosso-vinoso da un lato; nodi bruno-violacei.

Viticci: intermittenti, bifidi e trifidi, violacei.

Fiore: maschile.


Figura 2: Foglia di 1103 Paulsen .
Foglia: media, reniforme, intera; seno peziolare a U molto aperto con la base che per breve tratto segue le nervature principali; lembo ondulato; pagina superiore verde, liscia, glabra, lucida; pagina inferiore verde chiaro e nervature setolose; nervature rosate alla base della pagina superiore; denti medi, mucronati, con margini convessi, abbastanza regolari.

Picciolo: corto, setoloso, rosso-vinoso da un lato.

Tralcio legnoso: media lunghezza e robustezza, molto ramificato, sezione trasversale rotondeggiante, superficie quasi liscia, glabro, colore grigiastro con macchie brune; internodi medi (12-14 cm); gemme piccole.

Fenologia: germogliamento, fioritura e caduta delle foglie in epoca media-tardiva.

Caratteristiche ed attitudini colturali: portamento cespuglioso; vigoria ottima, sviluppo rapido, maturazione del legno buona; resiste alla fillossera ed alle malattie crittogamiche; in certe annate il fogliame viene attaccato dalla gallecola. Radica con facilità e ottima è apparsa la sua compatibilità all'innesto con i vitigni siciliani. Si adatta ai terreni argilloso-calcarei, un po' freschi, mediamente clorosanti e tollera quelli leggermente salmastri per cui va sostituendo il Sol. X Rip. 16.16.

420 A

Descrizione ampelografica

Germoglio alla fioritura

Foglioline la-3a (apicali): spiegate, sublanugginose di sopra e con tomento vellutato misto ad un po' di lanuggine lungo le nervature della pagina inferiore, bronzate.

Foglioline 4a-6a: spiegate, trilobate (talvolta anche profondamente), un po' allungate, setolose lungo le nervature principali della pagina inferiore, colore verde chiaro; seno peziolare ad U, nervature rossastre alla base; picciolo setoloso.

Stelo: curvo, costoluto, con qualche rado pelo lanugginoso, di colore rosso-bruno opaco da un lato e nodi marcatamente violetti.

Tralcio erbaceo: sezione trasversale poligonale, glabro, internodi di colore bronzato-violaceo cupo da un lato; nodi molto evidenti, rosso-violacei.

Viticci: intermittenti, bifidi e trifidi, glabri, verdi con sfumature brunastre.

Fiore: maschile.

Foglia: di grandezza media e più, quasi intera (o con accenno a tre lobi) e molto lobate le basali; seno peziolare a U; angolo alla sommità del lobo terminale acuto; lembo piano o un po' a doccia, bolloso, spesso; pagina superiore verde intenso, lucida, glabra; pagina inferiore verde chiaro con nervature leggermente vellutate; nervature verdi, evidenti quelle di 1° e 2° ordine; denti ottusi, mucronati con margini convessi, abbastanza regolari, non troppo pronunciati (molto evidenti ed acuti quelli terminali dei lobi).

Picciolo: corto, setoloso lungo il canale (che è evidente); verde-brunastro da un lato.

Tralcio legnoso: abbastanza lungo, robusti, ramificato; sezione trasversale un po' ellittica e costoluta, glabro; colore bruno carico con striscie grigiastre e nodi più scuri; nodi evidenti; internodi medi (12-13 cm); gemme coniche, di grandezza media.

Osservazioni: nella forma della foglia questo portinnesto ricorda più la Riparia, mentre per la consistenza ed il colore del lembo si accosta di più alla Berlandieri.

Fenologia: germogliamento e fioritura in epoca media; caduta delle foglie tardiva.

Caratteristiche ed attitudini colturali: portamento rampicante e fogliame di bell'aspetto fino a stagione inoltrata; vigoria buona e maturazione del legno ottima. Resiste alla fillossera e alle malattie crittogamiche; meglio degli altri portinnesti del suo gruppo tollera i terreni abbastanza clorosanti e si adatta a quelli asciutti, siccitosi, piuttosto poveri. Radica un po' difficilmente per talea; è un po' lento di sviluppo nei primi anni, ma poi si riprende ed imprime anzi al nesto una buona vigoria. La sua compatibilità all'innesto è risultata soddisfacente ed è particolarmente indicato per le uve da tavola.

Acolon

Acolon è un vitigno tedesco, un incrocio tra Blauer Lemberger e Dornfelder. È stato creato nel 1971 allo Staatliche Lehr- und Versuchsanstalt für Wein- und Obstbau di Weinsberg, Germania. La varietà è stata ufficialmente riconosciuta nel 2002.

Aliana

Sinonimi: Sant'Anna di Lipsia, Lugliatica

Caratteristiche: Lugliatica è l’uva che, nell’antichità, si usava per i pergolati. Il vitigno è vigoroso ed abbastanza resistente alle basse temperature e molto precoce. Lugliatica è gradito ad uccelli ed api. Lugliatica presenta un grappolo più o meno grande (peso medio 500 g) e piuttosto compatto. L’acino e’ medio, ovoidale, di colore giallo dorato o verdastro. La buccia e’ sottile, un po’ trasparente. La polpa è succosa e dolce

Cloni disponibili sui principali portinnesti: esiste solo materiale di moltiplicazione categoria STANDARD

Germogliamento: I° – II° decade di Aprile

Fioritura: I° – II° decade di Giugno

Maturazione: Precoce (fine Luglio – metà Agosto)

Alphonse Lavalee

Fenologia
Fenomeni vegetativi

Germogliamento: prima metà di Aprile (precoce).

Fioritura: prima decade di Giugno (media).

Invaiatura: prima quindicina di Agosto (media).

Maturazione: fine di Settembre (III epoca).

Caduta delle foglie: normale.

Caratteristiche ed Attitudini Colturali
Vigoria: buona; nelle collezioni di Conegliano ed in un vigneto sperimentale in cui era stato introdotto (Cosmo, 1940), è sempre apparso un vitigno di un certo interesse, perché alla vigoria notevole associa una buona produttività ed un aspetto molto attraente del frutto, che è costituito da bei grappoloni giustamente spargoli, con acini grossi, rotondi e leggermente depressi in corrispondenza dell'ombelico, di colore nero violaceo intenso e dal sapore semplice ma zuccherino e gradevole. A differenza di quanto si verificherebbe in Francia, ove la buccia di questa uva talora si fende con conseguente insorgenza del marciume (Branas e Truel, 1965), nell'ambiente di Conegliano l'inconveniente non si verifica se non nelle annate molto piovose.

Produzione: buona.

Posizione del primo germoglio uvifero: 2° o 3° nodo.

Numero medio di infiorescenze per germoglio: 2.

Fertilità delle femminelle: quasi nulla.

Resistenza alle malattie: buona alle comuni crittogame; secondo Doazan (1973) e Egger (1975) l'Alphonse Lavallée risulta molto sensibile alla necrosi corticale causata da Phomopsis viticola Sacc.

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: normale.

Utilizzazione
Esclusivamente per il consumo allo stalo fresco.

Ancellotta

L’Ancellotta è un vitigno a bacca nera coltivato soprattutto in Emilia Romagna, in particolare nella provincia di Reggio nell’Emilia, dove l’Ancellotta copre grandi quantità di terreni pianeggianti e alluvionali. Il vitigno Ancellotta viene spesso utilizzato come vitigno da taglio nei vini rossi frizzanti Lambrusco, per renderli più colorati ed amabili, in particolare il Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC (provincia di Modena), dove può arrivare fino al 10% del totale e il Lambrusco Reggiano DOC (provincia di Reggio nell’Emilia), dove può rappresentare fino al 15%. Una delle sue principali applicazioni è come colorante per vini rossi scarichi in tutta Italia ed è consentito in circa 42 vini IGT.

Infatti le bucce degli acini di Ancellotta hanno un’alta concentrazione di antociani e quindi una forte pigmentazione, cosa che lo rende ideale per la produzione di mosti concentrati conosciuti col nome di “Rossissimo“, utilizzati anche per la colorazione di prodotti alimentari diversi dal vino. L’Ancellotta viene anche coltivata in altre parti del nord Italia e nel sud della Svizzera. In Romagna, nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna, l’Ancellotta può essere miscelata con il Sangiovese per produrre il Colli di Faenza rosso DOC. Nella provincia di Rimini è impiegato nel vino dei Colli di Rimini DOC. In misura minore, l’Ancellotta è coltivata in Piemonte (Vercellese), nel Veneto, nel Friuli-Venezia Giulia e in Toscana.

Fenologia
Condizioni d'osservazione: si considerano quelle della Stazione Sperimentale di Viticoltura e di Enologia di Conegliano, nella quale il clone stato introdotto.

Ubicazione
Per l'ubicazione, il clima, il terreno, ecc., nonché le fasi vegetative della vite ed il calendario di maturazione dell'uva, si rimanda ad una delle seguenti monografie ampelografiche pubblicate in precedenza : "Tocai friulano", "Riesling italico", "Raboso Piave", "Raboso veronese", "Pinella".

Fenomeni vegetativi
Germogliamento: medio-precoce.

Fioritura: media.

Invaiatura: media.

Maturazione dell'uva: III-IV epoca.

Caduta delle foglie: media.

Caratteristiche ed Attitudini colturali
Vigoria: notevole.

Produzione: abbondante e costante.

Posizione del primo germoglio fruttifero: 3°-4° nodo.

Numero medio di infiorescenze per germoglio: 1-2.

Fertilità delle femminelle: nulla.

Resistenza ai parassiti ed altre avversità: normale; in certe annate l'uva è un po' soggetta a colatura.

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: normale

Utilizzazione
Esclusivamente per la vinificazione.

Arneis

Il vitigno Arneis è diffuso in Piemonte soprattutto nella zona del Roero. In seguito allo spopolamento delle campagne e alle varie crisi del settore vitivinicolo, negli anni ’60 la presenza dell’Arneis si era ridotta fino alla quasi scomparsa, ma fu in seguito riscoperto per le sue caratteristiche enologiche e proposto come vino bianco di qualità in una terra di vini rossi. Ad oggi vi sono più di 600 ettari di vitigni Arneis in Piemonte e piccole quantità vengono coltivate anche in California, Australia e Nuova Zelanda. Il miglioramento del vitigno tramite selezione clonale ha contribuito a migliorarne e stabilizzarne le qualità enologiche. L’Arneis ha anche una piccolissima diffusione in Liguria e Sardegna. Il vitigno Arneis fa parte della famiglia delle Bianchette, presenti in Liguria e Piemonte, ed il nome fa chiaro riferimento al colore della bacca.

Negli ultimi due decenni, l’Arneis è diventato sinonimo il vitigno simbolo della zona del Roero (nonostante iin questo territorio si produca una discreta quantità di Nebbiolo). I suoi vini sono caratterizzati dalla nota floreale e dagli aromi delicati, che contrastano con un corpo relativamente pieno e le altre note più fruttate, tipicamente di pera e albicocca, arrotondate con una leggera nota di nocciola. I vini bianchi Roero Arneis, prodotti sulle rive del fiume Tanaro, si sono guadagnati il ​​soprannome di Barolo Bianco. Ci sono varie spiegazioni possibili per il declino dell’Arneis negli ultimi anni del 20° secolo. Il Piemonte è da sempre una regione famosa per i suoi vini rossi, per cui i vitigni a bacca bianca sono stati spesso relegati in vigneti con posizioni meno desiderabili. A volte le vigne di Arneis venivano piantate vicino a quelle di Nebbiolo, ma più che altro per proteggere quest’ultime. Infatti il profumo più forte dell’uva Arneis distraeva gli uccelli affamati e gli insetti lontano dal più pregiato Nebbiolo. Infine, l’Arneis pone dei problemi colturali non trascurabili: è sensibile alle muffe e, nelle stagioni calde, lotta per mantenere livelli accettabili di acidità. Al di fuori del Roero, vini Arneis varietali sono prodotti nelle colline delle Langhe immediatamente a sud e nelle Terre Alfieri a nord-est (vicino ad Asti).

Caratteristiche ed Attitudini colturali

Vigoria: la coltivazione si attua in prevalenza nelle buone esposizioni e sui terreni più leggeri (sabbiosi dell'Astiano), tipici della zona. In queste condizioni, la vigoria e la fertilità dell'" Arneis" risultano molto buone e ben superiori a quella della tradizionale "Favorita d'Alba", non solo, ma è anche più elevata rispetto ai dominanti vitigni neri, "Barbera" compreso. L'allevamento comunemente adottato è di media altezza, con potatura tipo Guyot arricchito, ad un solo capo a frutto come di consueto, ma di 10-12 gemme e pertanto di lunghezza superiore al normale.

Produzione: abbondante e costante, giunge mediamente q.li 150 per ettaro, contro gli 80-100 quintali degli altri vitigni.

Posizione del primo germoglio fruttifero: 2°-3° nodo.

Numero medio di infiorescenze per germoglio: normalmente 2.

Fertilità delle femminelle: saltuaria e scarsa.

Resistenza alle avversità: possiede una buona resistenza alle avversità meteoriche, alla peronospora e marciume dell'uva; 1'"Arneis" è invece alquanto recettivo all'oidio. L'uva si conserva abbastanza a lungo in fruttaio.

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: ha dimostrato costantemente di possedere una buona affinità con i vari portinnesti usati: un tempo Rupestris du Lot ed oggi con i dominanti Berl. x Rip. 420 A e Berl. x Rip. Kober 5BB.

Utilizzazione

L'uva dell'"Arneis" viene utilizzata esclusivamente per la vinificazione, ma manca in commercio un vino di tale nome, perché normalmente l'uva viene mescolata, con il ruolo quantitativo dominante, ad altri vitigni bianchi della zona: "Favorita" soprattutto e talvolta anche "Cortese". Non di rado però frazioni piuttosto limitate di uve dell'"Arneis" vengono aggiunte a quella di "Barbera", ovvero a mescolanze di altri vitigni neri della zona quando il "Barbera" prevale, al fine di ottenere un vino più gentile e di più pronta leva.

Barbera

Il vitigno Barbera è diffuso in Piemonte, Lombardia e in varie regioni del centro Italia. In Piemonte è diffusa su tutto il territorio, in particolare nelle zone di Asti ed Alba. “La” Barbera: per tradizione il nome del vitigno è indicato al femminile (la Barbera appunto). Il vitigno Barbera è meno antico di altri coltivati in Piemonte, quali i Moscati, il Grignolino e il Nebbiolo. Le prime testimonianze scritte certe risalgono alla fine del XVIII secolo, anche se probabilmente la grisa o grisola descritta da Pier de Crescenzi nel 1495 era proprio la Barbera. La sua coltivazione si è espansa notevolmente nel corso degli anni ed oggi la Barbera è il vitigno a bacca rossa più diffuso nella regione ed assieme al Sangiovese, il vitigno a più ampia diffusione in Italia.

La Barbera in quanto vitigno è meno sensibile al territorio di altri vitigni tipici piemontesi, quali il Nebbiolo, tuttavia si possono riscontrare nei suoi vini alcune caratteristiche peculiari ascrivibili alle varie zone di produzione.In passato la Barbera era considerato un vino “rustico”, a causa della sua elevata acidità fissa, ma con il tempo ha accresciuto la sua fama, grazie ai moderni ed appropriati processi di vinificazione, che hanno permesso di creare sia ottimi vini di pronta beva, sia vini di media longevità e buona struttura che resistono al tempo e si evolvono con l’affinamento. Come il Nebbiolo, anche la Barbera fa riconoscere nei suoi caratteri la natura del suolo di provenienza da cui la differente impronta che si può notare nelle diverse denominazioni che la rappresentano. La barbera è alla base di due vini DOCG, entrambi piemontesi, la Barbera d’Asti DOCG e la Barbera del Monferrato Superiore DOCG.

Fenologia
Condizioni d'osservazione: Il clone descritto è situato in comune di Nizza Monferrato, nelle seguenti condizioni:

Ubicazione
Longitudine: 8°20'15'' E (Greenwich); 4°6'45" O (Monte Mario);

Latitudine: 44°46' N;

Altitudine: m 190 s.l.m;

Esposizione: sud;

Portinnesto: "Berlandieri" x "Riparia 420 A";

Età delle viti: 25 anni;

Sistema di allevamento: a filare basso;

Sistema di potatura: tipo Guyot;

Terreno: collinare, di medio impasto (argilloso-calcare).

Fenomeni vegetativi
Germogliamento: medio-precoce (per lo più nella prima metà di Aprile).

Fioritura: media (per lo più nella prima decade di Giugno).

Invaiatura: media (per lo più verso la metà di Agosto).

Maturazione dell'uva: III epoca (per lo più ai primi di Ottobre).

Caduta delle foglie: per lo più verso la metà di Novembre.

Caratteristiche ed Attitudini colturali
Vigoria: buona, ma non eccezionale. Nella sua zona più tipica di coltura viene allevato con sistemi tipo Guyot, per lo più con un solo capo a frutto relativamente lungo (10, anche 12 gemme), molto più raramente con due capi a frutto.

Produzione: è considerata una delle più costanti per i vitigni piemontesi, e, relativamente, abbondante; solo in annate decisamente sfavorevoli può andar soggetta a colatura.

Posizione del primo germoglio fruttifero: 3° nodo (più raramente 2°).

Numero medio di infiorescenze per germoglio: per lo più 2 (raramente 1).

Fertilità delle femminelle: trascurabile.

Resistenza ai parassiti ed altre avversità: piuttosto sensibile alle gelate e brinate (relativamente ad esempio al "Freisa"). Quanto alla resistenza alle malattie crittogramiche, i pareri non sono sempre concordi: chi lo considera più ricettivo all'oidio che alla peronospora; chi al contrario; tuttavia si può bene difendere da entrambe queste crittogame. In autunni piovosi l'uva va piuttosto soggetta al marciume, anche perché piuttosto attaccata dalle tignole (specialmente la cosiddetta "Barbera grossa", a grappoli serrati).

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: oggi i portinnesti preferiti sono il "420" e il "Kober 5BB" (quest'ultimo tende a prevalere sul primo, ma non dappertutto la maturazione dell'uva avviene con esso egualmente bene). Poco usata la "Ruprestis du Lot" (che può provocare colatura) e, nei terreni molto calcarei, il "41 B" (che in qualche caso ha dimostrato di ritardare la maturazione). Ormai abbandonati gli ibridi di "Riparia" x "Rupestris", specialmente per le frequenti fallanze lamentate negli innesti sul "3309".

Utilizzazione
Esclusivamente per la vinificazione.

Binova

Clone 1 Op

Descrizione: Questo portainnesto può essere ingentilito e radicato bene. È ideale per terreni argillosi fertili, anche per aree più fredde con tempi di crescita più brevi Nelle varietà sensibili alla fioritura, come Gewürztraminer e Riesling, previene che fiori e bacche vengono respinte dallo scheletro dello stelo. Per terreni meno fertili e molto secchi, questo portainnesto non è adatto. . Per intervalli di impianto di grandi dimensioni e carico elevato è spesso troppo debole. Lo stesso vale per l'agricoltura estensiva. Nella crescita, la varietà è leggermente più forte di SO 4.

Test antivirus / controllo sanitario: Le piante madri sono state testate in laboratori riconosciuti e sono risultate prive di GFLV, ArMV, SLRV, RRV, TBRV, GLRaV1, GLRaV3, Fleck, Vein Necrosis, Vein Mosaic, Corky Bark, Kober Stem Grooving, Rupestris Stem Pitting, Agrobacterium vitis.
La propagazione della pianta madre avviene esclusivamente attraverso la coltura in vitro.

incrocio: Vitis berlandieri x Vitis riparia (SO 4 – Mutation)
crescita: debole - medio
compatibilità calce: molto buono
tolleranza alla siccità: medio
predisposizione alla fillossera: basso
predisposizione al pidocchio delle piante: molto alto
ubicazione: per terreni profondi, per ubicazione e varietà di uva sensibili alla clorosi, tutte le varietà
affinità di innesto: buono
formazione callo: medio
radicamento: medio - buono

Black Magic

Fenologia
301 - Epoca del germogliamento - 3) precoce

302 - Epoca di fioritura - 3) precoce

303 - Epoca di invaiatura - 3) precoce

304 - Maturità fisiologica dell'acino - 3) precoce

305 - Inizio dell'agostamento - 3-5) precoce o media

306 - Colorazione delle foglie in autunno - 1-2) giallo rossastro

Caratteristiche ed Attitudini colturali
Vitigno di media vigoria, dalla produzione costante. Preferisce potature medio-lunghe ed ha il primo germoglio fruttifero entro i primi tre nodi.

Comportamento nella moltiplicazioni vegetativa

- Buona l'affinità d'innesto, compatibile con i principali portinnesti consigliati per la produzione, quali Kober 5BB e SO4 (Vitis Riparia x V. Berlandieri) e 1103 Paulsen (Vitis Rupestris x V. Berlandieri).

Utilizzazione
Per il consumo fresco.

Bonda

Fenologia
Condizioni d'osservazione: annate '96-'98.

Ubicazione
Loc. Cuignon, Saint-Denis.

Altitudine: m 700 slm.

Esposizione: Sud, in forte pendenza.

Fenomeni vegetativi

Germogliamento: 17 aprile.

Fioritura: 6 giugno.

Invaiatura: 14 agosto.

Maturazione dell'uva: 13 ottobre.

Caratteristiche ed Attitudini colturali
Vigoria: buona.

Produttività: buona.

Potatura: a Guyot medio corta, con forma di allevamento a spalliera.

Fertilità delle gemme: media, con un grappolo, o raramente due, per tralcio.

Resistenza ai parassiti ed altre avversità: i grappoli del "Bonda" paiono abbastanza sensibili alla botrite; necessitano quindi di attenti controlli ed interventi ai fini della prevenzione della malattia.

Utilizzazione
Quando le uve giungono a piena maturità, assumono una forte tinta blu nerastra e se vinificate in mescolanza con altre possono conferire intensità di colore e vivacità di gusto. Dà un vino di intenso colore rosso violaceo tendente al granata; profumo tenue ma vinoso; gusto aspretto, sottile, di moderata alcolicità.